:: ogni tanto ci vuole ::
Mi alzo tutto sudato, madido di acqua salata…quasi che fosse sangue. Sgomento, fiato corto e sensazione decisamente sgradevole, di inadeguatezza, verso ciò che mi circonda, verso “il mondo”, verso gli altri, e anche un po’ verso me stesso.
È come se ci fossero due persone in completa discordanza l’una dall’altra dentro di me: uno che dice bianco, e l’altro che dice nero, e il tuo io, lì, in mezzo a non sapere che fare, preso dalla paura di sbagliare, colto dall’incauta preoccupazione di compiere un passo, qualunque esso sia, qualunque sia la direzione che prenderà. Una sensazione che ti porta a far proprio il motto, “fare di necessità virtù”, nel tentativo di lasciarsi cullare dal mare senza che le onde si trasformino in un gorgo vorticoso. Il tentativo, quasi forzoso, di aggrapparsi a qualcosa, qualunque essa sia, senza riuscire a trovare nulla. Qualunque cosa a cui si possa pensare sembra somigliare ad una parete completamente liscia, piuttosto che una sorta di piccola montagna, dura da scavalcare, ma che almeno offre delle sporgenze cui attaccarti.
E ti senti così… pensi alla ragione di questa brutta sensazione a cui non trovi risposta e quasi quasi ti colpevolizzi per questi ragionamenti… quasi che porsi i problemi sia prerogativa solo degli adolescenti o di coloro che hanno da poco abbandonato questo stato. E più tenti di trovare una soluzione al problema e più questo sembra trasformarsi in una sorta di tunnel, nel quale la luce laggiù in fondo, non quella che hai appena lasciato, ma quella che hai visto dall’altra parte, continua a rimanere fioca.
Eri sicuro che il passato non si sarebbe fatto così vivo, acuto e penetrante nel tuo cervello, o almeno eri convinto che si potesse manifestare soprattutto l’aspetto piacevole delle sensazioni vissute… ed invece il passato a volte ti sta lì dietro, attaccato alle tue spalle e tu non riesci a scollartelo di dosso, ed il passato è lì, col fiato sul collo, tutto di un blocco; il passato è lì, presente. Caro ragazzo – ti dicono – tu devi continuare a guardare avanti. Tranquillo. Senza pensarci troppo, senza stare a pensare troppo sulle cose… ma come fanno, dico io?!
…e allora tu che ti senti un buono e un “debole di cuore” non riesci più a resistere, ed allora vorresti metterti a camminare, … ma dove vai?…
Vai… scendi le ripide scale di casa, a passo spedito, quasi di corsa, con la luce nel corridoio, che precede il portone d’ingresso dell’immobile, a muoversi invece lenta; viene e va, a sprazzi.
Ti getti in strada cercando di coprirti con il cappotto appena ti rendi conto che le ombre assomigliano sempre più a sinuosi ectoplasmi e che questo freddo ti punge alla gola. Ti lasci immergere da questo freddo e dalle luci della città ed inizi a camminare cercando di non pensare a niente, ma se poi distrattamente ti guardi dall’esterno e ti immagini in questa situazione, riscopri tutto un mondo nascosto… ed è come se in realtà stessi riassaporando un po’ di quella musica dal tuo Walkman, mezzo scassato…
…e speri, con una vena di narcisismo, tanto per dire e farci due risate sopra, che la gente ti noti per quel tuo minimo contrasto… tu che ti accompagni con questo andamento falsamente signorile in paltò… con il tuo bel Walkman Sony sfasciato… voi ne avete già vista di gente con Walkman e paltò…?
Ma tu sei lì in mezzo alla gente, ed invece non ti accorgi di niente e la gente non si accorge di te per quella stupida immagine che ti sei creato in testa e che tu stai immaginando… ma tu non ti stai immaginando, stai solo guardando una vetrina… e dopo esser stato un po’ di tempo a guardare questa vetrina, dai colori gialli accesi, calda, che ti fa già pensare al natale, ricominci a camminare ben coperto nel tuo cappotto con il bavero tirato in su che ti copre il collo e una parte della faccia… si, perché ti piace sentire che hai qualcosa che ti possa riparare, ma che al tempo stesso ti permetta di sentire che fa freddo, un freddo cane, che più ci pensi e più l’aria gelida entra anche nelle strette maglie del tuo maglione e ti solletica un po’…
Tu cammini, perché a dire il vero quella del freddo è un’allucinazione, meglio una finzione; in tutto quel muoverti, per te, fa quasi caldo quando ti senti avvolto da quell’ambiente che ti fa stare bene e che ti fa credere che tra una ventina di giorni è Natale, quando a te del Natale non te n’è mai fregato nulla.
Ti addentri per il centro nelle viuzze piene di gente, ed anche se non te ne frega un granchè della chi ti sta attorno pensi che ti faccia stare bene… una sensazione di tepore e di torpore, di quelle che uno prova in inverno, addormentandosi davanti al fuoco, con una coperta pesante sulle spalle. PAF!
Ed allora … così, come in un sogno… ti ricordi di lei, e ne rievochi il viso e i gesti di un momento, a quando ti ha rincorso in quel tardo pomeriggio, che tanto assomiglia a questo, lungo il muretto del parco… di quando ti sei sentito tirato per la giacca e, non sentendo i rumori del mondo circostanze perché ovattato dalla tua musica, hai avuto una sensazione inaspettata… e ti emoziona sentirne i profumi ed il ricordo che emana, il suo viso… e lei…
La musica se n’è quasi andata via del tutto oramai e ricominci a sentire freddo… pensi alla tua città e ti rendi conto di come siano cambiate tante cose… a ciò che ti è vicino, a quello che è lontano, a cosa uno lascia a volte senza neanche rendersene conto, alla paura che uno prova, per semplice autodifesa, quando abbandona il proprio contesto e la propria quotidianità. A ciò che può e deve spaventare veramente. ed anche se i pensieri tendono a minare di nuovo un po’ la tua serenità… ti convinci che le cose arrivano quando vogliono e se sono cattive devi solamente tenere le spalle grosse per sopportarle, ma se invece sono buone… ah, beh… allora lì è tutta un’altra faccenda…
Decidi allora di tornare a casa, attraversi il corso per prenderti un po’ di soldi e intanto ti riassesti il cappotto; prima tiri su il bavero e poi ti avviluppi dentro tutto il resto… Ti attacchi alla macchinetta sperando che ti possa dare qualche spiccio e poi ti rimetti in marcia. La luce è sempre più fioca in queste strade che portano un po’ fuori città, ma la città è bella così!… è bello poter fare due passi ed essere subito nel centro… tutto sempre e solo rigorosamente a piedi… e tu ti senti meglio…
Compri qualcosa per non restare proprio senza niente a cena e stai sempre meglio, anche quando vedi qualche amico tornare verso casa… e saluti quasi senza fermarti perché è tardi… e perché intanto loro sono abituati a non farlo… ti salutano per cortesia, ma non pretendono nient’altro…






