:: storie di emigranti ::
è da tanto che penso a scrivere un post su questo tema, e da ancora più tempo che ci penso. stamattna, dopo essermi imbattuto grazie ad eìo, nella figura di karim (e in questo suo post), ho deciso di affrontare l'argomento.
cuneo, provincia di emigranti, come del resto tutto il piemonte, all'inizio del secolo scorso, che a distanza di 100 anni muove i propri passi fuori dalle proprie mura.
il carattere ''cuneese'' ci porta ad essere un po' defilati, rispetto alla storia del resto del mondo. poco avvezzi a voler tentare la fortuna oltre i nostri confini, a meno che per costrizione.
una sensazione che avevo percepito a milano (e non è un caso lì, più che in altri luoghi), dove avevo percepito la mia provincia come un luogo veramente fuori dal mondo, appartato, troppo appartato, sotto i monti, userei il termine esatto è un po' troppo sboccato... ma sarebbe "in **** al mondo!" (ma forse in questo caso, quello di milano, c'era anche da tener conto la stronzagginemilanés)
...e così quando vedo un tipo come karim che parte piglia e va a stare in lituania, penso "fiiico!", e mi ritrovo e mi riscopro emigrante, come lui, avvezzo al viaggio, allo spostamento duraturo. e quando sono in giro mi manca sempre molto cuneo e la mia regione, le mie montagne, il fatto di essere vicino alle langhe ed al mare...
a aix, nella prima esperienza estera, quello che mi infastidiva era stato il vento, e poi il caldo di maggio (insostenibile quanto quello che da noi si trova nei periodi estivi più caldi). una volta tornato però, a quel punto, mi mancava l'aria che ti permetteva di respirare anche quando c'erano 35 gradi, il pastis al germinal o al brigant con serge, elena o adam, le serate all'IPN con Ibrahim, Tierry e Andrea, o l'unplugged con Pier, Luc, Ralucchia, Mario, Mihai e tutta la cricca, il sunset e il martini al sunset, con Lira.
a lisbona l'aspetto più magico me l'aveva dato il mare (ché poi su lisbona in verità non ci arriva), ma ricordo sempre il mio viso sul tetto della igreja da graça, il volto perso a guardare oltre il tejo, verso l'oceano, e la luce, quella strana luce che in europa ho trovato solo a lisbona, luminosa, e al tempo stesso malinconica. e il mio pensiero che volava ai miei monti, al freddo pungente, alla neve. tornato a casa saudades per i bei momenti vissuti lì, per le pasteis de nata di belém, per la magia di sintra (pessoa scriveva, a proposito: si va a lisbona per vivere e lavorare, si torna a sintra per dimenticare) e il tram eletrico...
dublino, data la sua vicinanza temporale, è ancora ricca di ricordi, lasciati e di nostalgia per casa. l'anno scorso, proprio in questo periodo, in quelle giornate piovose, in cui si avvicinava il natale, senza neve, mi mancava casa...e anche lì mi mancavano le mie montagne, la bisalta in particolare (e non so perchè), le passeggiate sul viale angeli, le cioccolate calde o il marocchino di arione.
una volta tornato, un po' di nostalgia per il doyles con henri e sophie (che serate lì dentro per st. patrick e per il mio leaving party!), il porterhouse con tutti, il whelan's con philip, le birre con andrea e giorgio a temple bar, la prima birra-dopolavoro presa con il gonfio nichooola e l'altro aquilotto matteo al karma...
non è detto che le storie degli emigranti, almeno quelle dei giorni nostri, siano storie tristi, anzi... spesso sono legate ad amori, o ad esperienze di vita (vuoi lo studio, la lingua o il lavoro), altre ancora semplici modi per lasciarsi un po' tutto alle spalle e darsi uno slancio per ricominciare. non sono storie tristi, ma sono sempre storie di emigranti, di persone che lasciano i propri luoghi per raggiungerne degli altri, pieni di speranze, ma anche di paure, senza sapere a volte se si troverà un lavoro, una casa, oppure una nuova vita.
e il cuneese è coriaceo, non si arrende, continua, porta le sue montagne dentro di sè, perchè lui la bisalta (specie per noi che arriviamo dalla valpesio, da limone, borgo, boves e cuneo) c'è la marchiata sul petto, come superman e la sua S.
saremo anche montagnini, ma come tutte le persone che abbandonano un luogo dovremo pur mantenere un vizio di fabbricazione che ci ricordi sempre da dove arriviamo, no?!
dedicato a nicola, alberto, antonio, marina, nino, urbano, giovanni, federica, matteo, francesca, gloria, henri e tutte quelle persone incontrate che hanno lasciato il proprio luogo d'origine per emigrare.