venerdì, 17 febbraio 2006
:: il giochino dei giochi miete vittime ::

tanti mie cari amici me l'hanno detto, non ho più il fisico per certe cose... e così quando meno te l'aspetti, per altro poco prima che una nuova candelina compaia sulla testa, gli anni ti cadono sulla testa come macigni.
e il bel giochino dei giochi, che sabato mattina ho seguito, in diretta, sulle nevi di oulx, ha mietuto una vittima, ossia io!
e ne pago ancora le conseguenze. freddo, tanto freddo, anche se la giornata era bella come quella di oggi. e domenica, a casa, che neanche riuscivo a stare in piedi dalla stanchezza, e lunedì, inesorabilmente, anche la febbre.

attenzione giovanewerter, che tu con la salute sei cagionevole... e così per non rischiare una ricaduta di polomonite (con quanto descritto qui) ho ritenuto opportuno stare buono buono a casa.

il caso volle che in contemporanea, anche il blog avesse bisogno delle mie cure, da quanto maturato negli ultimi commenti.
ma non mi reggevo in piedi, e se già faccio fatica a saltellare tra le scritture HTML, immaginatevi il mio sconforto a reggere il confronto con la febbre addosso.
manco a volerlo, il computer di casa, tanto per tenermi un po' di compagnia, si spegneva definitivamente, moriva, non dava più segni di sè, così come l'alimentatore ad esso attivato.

esperienze che definire "olimpiche" è poco!
così oggi, primo giorno libero e soprattutto in cui sono uscito di casa, mi sono dato da fare. ho portato il computer in assistenza, sono venuto in ufficio, e mi sono messo ad aggiustare il template del blog per permettere anche a quelli che non dispongono di IE, ma usano firefox o OS, di accedere anche alle mie pagine. non sapevo proprio cosa fare.

ho seguito il consiglio di uno a caso: "io quando ho dei problemi coi template, faccio che resettare tutto e ne preparo uno nuovo!"
inizialmente ho pensato, oddìo sacrilegio, visto che il precedente, oltre a piacermi assai lo avevo fatto io sulla base di uno preparato da splinder. come si dice però per i papi e per le donne "morto uno, se ne fa n'artro!"... evvia...
diamo perciò il benvenuto a questo nuovo template, molto carino, che saluta anche l'ennesima clonazione del me medesimo in un nuovo me medesimo sempre più costipato, ma ancora (si fa per dire) in piedi.

p.s. sondaggio. a chi piace, il nuovo template?
postato da: diarioinbrodo alle ore 15:38 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 23 novembre 2005

:: a volte ritornano ::

prendo spunto da questo post di eìo, e da questi 2 post, uno mio e uno di dementrio.

prendiamo 
qui in google, alcune, e probabilmente non tutte, definizioni del termine CLONE/CLONI:
- Gruppo di piante derivate per moltiplicazione da un'unica pianta selezionata
- con il termine "clone" si intende un altro client collegato alla stessa rete con lo stesso IP
- gruppi di cellule derivate da una sola singola cellula parentale e quindi geneticamente uguali.

siamo alle solite, qui si vuole difendere l'indifendibile, e si vuole attaccare ciò che è inattaccabile, irreprensibile, l'innovazione, l'ascesa del sapere sulla coscienza.
qui la neve cade sui nostri tetti, e la paura ci fa preferire di stare a casa, di intubare il nostro nutrimento e chiudere la porta.
guardiamo a quello che succede qui vicino a noi, non stiamo a preoccuparci della vita di tutti i giorni nel resto del mondo e perchè no dell'universo. rischieremo di perdere contatto dalla nostra casa, dal nostro territorio, dal nostro orto, dalla nostra macchina, dalla casa in campagna e da quella al mare.
in fin dei conti che ci frega. nel momento in cui stiamo bene, in cui niente ci può toccare, siamo arroccati su di noi.
e smettiamola di pensare che ogni piccolo cambiamento possa portare un dissesto nella nostra vita di tutti i giorni. impariamo a fidarci di cosa ci viene proposto.

...viene però da chiedersi, visto che le informazioni che ci vengono proposte sono numerose, troppo numerose, visto che è impossibile riuscire a "sentire" tutte le campane, non sarebbe sufficiente neanche il tempo di un'intera vita, viene da chiedersi che fare...
alla fine forse è meglio arroccarsi sui propri pensieri, difenderli, giusti o sbagliati che siano.

alla fine l'ipotesi di clonarci non è poi così da buttare via, potremmo creare una società sempre e comunque uguale, in cui tutto si trasforma e niente più si crea. in cui a noi succediamo noi. in fin dei conti è solo una piccola casa con uno sputo di giardino, ma è la prima cosa che comprerò quando sarò ricco.

postato da: diarioinbrodo alle ore 12:11 | Permalink | commenti
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