venerdì, 23 febbraio 2007

:: AUGURI ::

scritto il 20 febbraio 2007 (qualcuno sa perchè)

Alla fine l'ho fatto, dopo tanti tentennamenti, paure e angosce se affrontare oppure no questo ostacolo, oggi sulla soglia dei 30 anni ho preso la decisione storica e sono andato dritto per la mia strada...

...

ho cambiato l'ordinamento dei miei CD!

...

avrò fatto la scelta giusta? ho paura di non poter più tornare indietro!

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categoria:auguri, accadde oggi
domenica, 19 marzo 2006

:: la festa dei papà ::

oggi è la festa dei papà, e gli facciamo a tutti gli auguri!

io intanto ho approfittato per scrivere di nuovo qualcosina su alter:
per chi ama musica, il concerto dei marlene kuntz sabato scorso al teatro toselli di cuneo
per i cinefili, la recensione di truman capote, con la stupenda interpretazione di philip seymour hoffman

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categoria:musica, cinema, auguri, a l t e r
venerdì, 24 febbraio 2006

:: lo stress da compleanno ::

martedì, ho festeggiato gli anni. ho passato la serata in compagnia di andrea, miki, un loro amico, e nicodube. serata piacevole, una buona bottiglia di vino, che ha allentato lo stress da compleanno.

giovedì sera, poi, ho visto bettuzza e cane pazzo. la smalfa era già a nanna, così ha sciolto il guinzaglio ed ha lasciato il cane a pascolare e gironzolare per i vicoli della cuneo vecchia. abbiamo bevuto una birra in compagnia, una serata molto piacevole. ho ricevuto anche un regalo, una bella maglietta equa e solidale offerta dalla boutique di bettuzza. abbiamo parlato del trip brasiliano di betta, da cui era tornata da poco, ed io del film visto poco prima al monviso, lady vendetta (che devo dire mi è piaciuto assaje e di cui sono appena riuscito a postare quanto scritto ieri, qui).

purtroppo faccio molta più fatica a trovare spazio da dedicare a questa parentesi che oramai consideravo giornaliera o quasi, al lavoro il gioco è iniziato a farsi duro. ora si lavora per davvero. in concomitanza del compleanno, giustamente il babbo ha deciso che se non ero io a prendere un'iniziativa, forse era necessario che la prendesse qualcun altro. impigrirmi è sempre stata una condizione nella quale mi ci sono coccolato abbastanza bene. così, zaino in spalla e pedalare.

così al lavoro come le impiegate, da martedì a venerdì mattina e pomeriggio. sabato mattina. domenica e lunedì a casa. e intanto tra ieri e oggi ho preso i moduli di iscrizione per prendere la partita IVA e per inserirmi nella camera di commercio, alla voce piccoli imprenditori. a dirlo non mi sembra neanche vero. a quanto pare, invece, si fa sul serio.

...oddio... mi sono perso qualche cosa in questi primi 29anni di vita?

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categoria:auguri, a l t e r, punch, degli altri dì, esperienze bucoliche
venerdì, 10 febbraio 2006

:: il giochino dei giochi olimpici ::

ieri volevo scrivere un post sul commento sportivo in televisione, ché l'altra sera ho visto su sky la telecronaca di fiorentina-inter, e mi saliva il voltastomaco a sentire fabio caressa, a commentare. uno che ha deciso di far uso degli aggettivi per proprio vezzo, perchè gli piace farcire le frasi di suoni roboanti e iperbolici che spesso contraddistinguono proprio la categoria grammaticale degli aggettivi, ma che se utilizzati in modo inappropriato non sanno proprio di niente. ...e la cosa che fa rabbrividire è che il caressa si crede pure uno che ha reinventato il commento calcistico televisivo italiano. io, non lo sopporto. che caressa mi faccia rimpiangere bruno pizzul ce ne vuole.

comunque, non è di questo che volevo parlare, visto che ieri, il pezzo su caressa non sono riuscito a scriverlo, perchè, ieri, ero a torino, per un colloquio... non diciamo dove per scaramanzia... diciamo però che io spererei proprio che sia la volta buona.

speriamo porti bene averlo fatto alla vigilia delle olimpiadi, tanto più che durante il viaggio di ritorno mi sono imbattuto nella fiaccola olimpica che faceva il suo ingresso in torino. nei pressi delle molinette. un casino allucinante. ho girato in tondo tra l'ospedale sant'anna ed il lingotto perchè avevano chiuso una rotonda e non ci si poteva inserire in corso unità d'italia. un bordello, un macello. nervi a fior di pelle, quando invece in strada la gente festante tornava alle proprie macchine dopo aver sventolato le bandierine olimpiche.

sì, perchè stasera iniziano i giochi, e torino è davvero bella, pronta per la festa. incredibile... torino vive i suoi giochi olimpici, e devo sfatare questo mito della freddezza piemontese per le cerimonie, perchè ieri c'era davvero un macello di gente per le strade. davvero bello, e se penso che domani mi potrò gustare parte di questa festa andando a vedere le gare di freestyle godo ancora di più.

accolgo ora l'invito di clodine, che spedisce una lettera aperta di luciana litizzetto davvero carina, per fare un imboccàllupo a torino, nella speranza che vada tutto per il meglio...

Godiamoci la festa
di Luciana Littizzetto

Ho un'urgenza. Impellente. Devo lanciare un messaggio a tutti gli italiani, ma soprattutto ai piemontesi. Torinesi? Guardatemi bene negli occhi e aprite quelle orecchie a megafono. Ascoltatemi. Non facciamoci riconoscere anche stavolta. Fatemi il santo favore, smettetela di lamentarvi. Sto parlando soprattutto a voi, malmostosi, che non vi va mai bene niente. Sospendete il mugugno, troncate la lamentela, devitalizzate la rugna. Piantatela di stare in agguato aspettando solo che qualcosa vada male per poter dire «Ecco! Io l'avevo detto» con le E bene aperte. Insomma. Smettetela di fare i piemontesi per 15 giorni. Oh là. E che vi costa. Son poi solo due settimane e poi potete ricominciare con la geremiade delle lamentazioni. Ma adesso zitti. Mosca. Lo so bene anch'io che non tutto va alla perfezione. Ci mancherebbe ancora. E che non tutti i cantieri sono a postissimo e che la metropolitana non fila via bella liscia. Beh. Se non fila filerà. Uff. Che noia.

Cosa credete? Che a Roma, Milano, Napoli, la metrò non abbia mai problemi? Ma dove vivete? A Fiabilandia? Impariamo anche un po' a darci un tono. Facciamo come quando arrivano i cugini di seconda a trovarci. Scopiamo via le briciole sotto i tappeti e nascondiamo la roba da stirare dentro gli armadi alla rinfusa. E via un bel sorriso di benvenuto. Avanti, prego. Tanto poi abbiamo tutto il tempo per ritirare fuori le magagne dopo. Ma basta con le lamentele. «Eh ma adesso per le strade non ci si muove. Eh ma ci spuntano re e regine da tutte le parti. Eh ma tutta sta storia delle Olimpiadi è una gran scocciatura...». Certo. E come no. Era meglio se organizzavamo una bella Sagra del Tomino molle.

Dai su... Non facciamo i balenghi. Una volta tanto pensiamo positivo. Io capisco che per noi piemontesi è difficilissimo, che dobbiamo fare uno sforzo sovrumano, andare proprio contro la nostra natura, ma proviamoci.

Ma a voi non vi viene lo stranguglione in gola dalla contentezza, a vedere Torino così bella? A me sì. Mi viene da piangere ogni due per tre. Piango anche solo guardando i servizi di Gianfranco Bianco al Tg. Non l'avrei mai pensato di arrivare a questo punto. Mi commuovo. Sarà che son tanto debole di mente. Faccio come i cani quando non sanno come fare a trattenere la contentezza e lasciano la scia di pipì. Uguale. Solo che io perdo lacrime. Grazie al cielo. Quelle belle M rosse luminose? Quanto tempo le abbiamo aspettate? Vedere la gente che si accalca per provare la metro e poi quella non parte, va beh, è bello lo stesso... Ce ne vogliamo rendere conto tutti, torinesi e italiani in genere, che le Olimpiadi sono una festa, una festa di pace, e che ce la dobbiamo godere? Non stare lì a tormentarci, a dire "ammi ammi, e adesso?" E adesso cosa? E adesso musica maestro! «Sì... ma poi che ne faremo delle strutture, e poi che ne sarà di noi domani... c'abbiamo il
palazzo per l'hockey ma a hockey non ci gioca nessuno, e sto arco rosso sopra il villaggio olimpico a cosa serve?...». Ma come a cosa serve? E' bellissimo, ecco a cosa serve! Serve a fare festa. E poi, scusate, ma quando date una festa a casa vostra, fate così? Vi mettete a frignare perché poi dei festoni non sapete cosa farvene e dei tramezzini avanzati di vitel tonné pure? Torino in questi giorni è bellissima. Godiamocela. Come canta Renato Zero: Questi sono i migliori anni della nostra vita.

lunedì, 30 gennaio 2006

... al sud farà anche freddo, ma qui...

l'umidità, diceva ester sabato scorso. l'umidità a pochi passi dal mare, d'inverno, con l'aria ed il vento, vi posso assicurare che è davvero noiosa. lucy se n'è accorta solo in quel momento. week-end abbastanza freddo, a suggellare una settimana a sud del po parecchio ventosa.
vento pioggia, e freddo... ma mai quello che ho trovato qui ieri al rientro all'areoporto di caselle. e meno male che la pioggia sta tenendo su la temperatura. umidità, tanta umidità... goccia dopo goccia, dopo goccia, dopo goccia, dopo goccia.

intanto oggi è il compleanno della miacugginaIla, a cui vanno i miei auguri!
25 anni addietro, un quarto di secolo fa... incredibile.
tu sei li che li guardi, li accudisci per mangiare, togliendo loro il vasetto dell'omogeneizzato alla frutta, o facendoli cascare dal passeggino per mettertici tu...  e d'improvviso, ti dicono che sono grandi, che hanno la loro indipendenza... e che devono uscire da sole, senza che tu stai dietro agli angoli delle case per controllare che nessuno le importuni sul tragitto della scuola.

meglio non pensarci tanto, altrimenti penso alla sorella, la miacugginaLalla che, svergugnata, ha deciso di lasciare il tetto di casa, per andare a convivere...

...eh (sospiro)... è dura l'invidia...

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categoria:auguri, accadde oggi, dì lunedì
lunedì, 09 gennaio 2006

buon anno a tutti! ecco come ho passato il mio ultimo giorno dell'anno.

 

Vista su Notre Dame: capodanno 2006

 

Arrivo alla stazione di Saint Charles. Le quattro del pomeriggio. Il viaggio è stato lungo. Il passaggio attraverso le montagne alpine, Lione. Il TGV, attenzione alla dogana. Rimanere calmo, impassibile. Non dare l’impressione ad alcuno, di dirigersi verso il sud. Parlare poco, leggere riviste capaci di passare inosservate, Le Monde, Il Corriere della Sera, al massimo al massimo Gli Spietati o Les Irrokuptibles. Nessun libro, nessuna agenda su cui scrivere. Un banalissimo panino di prosciutto cotto e formaggio ed un’altrettanto banale borsa blu, a tracolla, di quelle che fanno capire che sei solo un giovane e povero emigrante del terzo millennio. Valigia o zaino in spalla, coi tuoi trent’anni ed i venti di studio sulle spalle, alla ricerca della stabilità, del lavoro, delle certezze e delle prime conferme. Ma cosa sono poi le conferme?!

Il treno passa veloce sotto i tunnel, le gallerie; la neve pian piano si scioglie, scendendo giù sempre più velocemente, fino all’imboccatura del Rodano, dove sembra già primavera. Aix è bella, austera e regale, come sempre. Una piccola città che potrebbe far quasi pensare all’Austria. Piove, e questo rende il paesaggio alquanto innaturale, giacché qui di pioggia se ne vede davvero poca durante l’anno.

 

Mi infilo in una brasserie, bar bistrot che sia, in Cours Mirabeau. Una delle ultime in fondo, rispetto alla statua del Roy Réné. Devo ammazzare il mio tempo; non tanto, ma un’oretta almeno prima di scendere nel peggior porto di mare del Mediterraneo; dove la feccia la senti prima di arrivare al porto, dove l’odore ti si appicca addosso e non lo scrolli più, ti diventa una seconda pelle addosso e ti rimane nelle narici fino in fondo.

Il treno per Saint Charles partirà alle 17. Resta un’ora. In questo bar del salotto bene della Provenza. I giovani al tavolo vicino, non sono che un’indegna rappresentanza del coattume imperante che domina questi luoghi: la musica da discoteca rimbalza da un cellulare, forte, tra le pance scoperte, gli orecchini a cerchio giganteschi, le frange ed i seni, ben poco imbottiti, di quattro ventenni che si pavoneggiano e strusciano addosso a due baldanti giovani, fieri e orgogliosi della propria ributtante e pura francesità. Li guardo. Potessi, me ne fosse data la possibilità, non ci penserei due volte. Un colpo in fronte, ad ognuno di loro, ed un metro quadrato in più di spazio per vivere per tutti gli altri.

 

Mi scoccio, il fumo, anche quello della mia sigaretta, mi infastidisce, mi entra negli occhi, annebbia la vista e mi fa uscire di testa. Decido di uscire. Direzione stazione. Trenino per Saint-Charles.

Manca ancora un po’ di tempo, così mi appoggio ad una panchina nella sala d’aspetto della gare. Mi accoccolo e cerco di riposare un po’. Questo viaggio sta diventando lunghissimo e sono stanco. Non riesco neanche più a pensare a quante ore sono già trascorse dalla mia partenza.

Finalmente il treno si muove; al rallentatore, ma si muove. E dopo una mezz’oretta si vede le chateau d’If.

 

Eugène è già lì, sul binario, con la sigaretta in mano, tra indice e medio della mano sinistra. I suoi capelli sono ancora nero corvino, ma il viso, si vede, inizia ad essere segnato dal tempo e dal vento che sbatte sulla sua faccia nelle notti d’inverno passate a pescare sul molo. Il suo è un saluto secco, quasi duro, quasi inospitale. È difficile vedere sciolto Eugène in queste circostanze. “Enfin!”, dice con la sua voce roca. Il suo italiano è ancora molto approssimativo, anche se sono anni che mi ha promesso di dedicarcisi con maggior impegno.

“Sarà una lunga notte”, mi dice, mentre ci incamminiamo a cercare la sua bagnole. “In tanti hanno saputo del tuo arrivo …e vogliono tutti vederti! Nessuno escluso.” Saliamo sulla sua vecchia Simca bianca. “Non c’è tanto da fare”. Eugène si è spostato. Ha déménagé, lasciando così una volta per tutte, dice lui, le viuzze che tagliano la Cannebière. “La Timone è comunque vicina al centro e dà meno fastidi!”.

La Simca si muove, come il treno; piano, ma si muove. Arriviamo dopo qualche sali e scendi alla Timone. Zona est della città. Verso Aubagne. Una serie di casermoni, uno vicino all’altro. Immersi nel verde. A darti l’impressione di non essere in un casermone, ma in una piacevole zona residenziale.

 

Ci apre la porta finalmente Gaël. Con il suo straccetto per preparare la cena. Entriamo in casa. È bella, spaziosa, poche cose appese; e molto luminosa, sembra. In tavola ci sono già le tartine per l’aperitivo pronte. Eugène mi fa vedere l’appartamento, mettiamo la borsa in camera. “È meglio farla sembrare una normale borsa da viaggio anche qui a casa, dice. Gaël non sa nulla!” E torniamo in soggiorno per l’aperitivo. Questa donna è eccezionale in cucina. Anche se viene dal profondo nord, davvero brava. Mangiamo con calma, bene. Ci scoliamo una bottiglia di Champagne, un bianco giallastro e due Côtes de Provence. Io avverto il colpo, soprattutto per colpa dell’iniziale Champagne.

Ci prepariamo. Gaël pensa che stiamo per trascorrere una normale serata di fine anno. Le reveillon. Non sa che Eugène ha ricominciato da dove aveva lasciato l’ultima volta, tradendo la sua fiducia, e forse anche la mia. È una serata anomala. Poca gente in giro, la città in questa zona sembra abbastanza tranquilla. Doveva esserci anche Lou. Un imprevisto: “l’aria è malsana, come sempre. Umida. Ti prende alla gola. Morde e non fugge”. Sintetizza Eugène. Poi cambia discorso, repentino, quasi che i due argomenti però fossero legati. “Guarda si vede Notre Dame de la Garde. Si vede anche da casa mia, sai. Quando il proprietario mi ha fatto vedere l’appartamento siamo entrati, ho dato un’occhiata veloce alle stanze e poi ho chiesto verso quali direzioni davano le finestre. Il padrone mi assicura che il balcone dà verso il vieux port. Mi dirigo lì. E si vedeva Notre Dame. Anche se Gaël non fosse stata d’accordo, in quel momento, avevo deciso che sarei andato ad abitare lì”.

 

Ci infiliamo finalmente nel locale previsto. La roba è rimasta a casa. Un primo contatto. Il buttafuori ci squadra. Eugène, lui, non lo conosce, né tanto meno Gaël. Entriamo. Ambiente scuro. Pareti nere. Soffitto nero. Gente che si muove e balla, musica anni ’80. francese. Reneaud. Vanessa Paradis. Gainsbourg in No Comment.

C’è un secondo piano, un ammezzato che guarda sulla pista da ballo. “Thomas ci attende là”, dice Eugène. Saliamo. Ci saluta. Sono trent’anni che Thomas vive a Marsiglia. Ha cancellato il vecchio Carles Laporta, per un più facilmente franco-italiano Thomas Pedretti, ma non ha perso quel suo dannato accento spagnolo. Lui è il Marsigliese. Lui, il capo dei capi. Anche Eugène rispetto a lui conta quanto il due in una partita di briscola. Lui vuole la mia roba, ma non ora. Non adesso. Vuole vedere se ho avuto il coraggio di tornare da lui; a sei anni di distanza, dopo il guaio che gli ho provocato con la dogana tedesca in un giro di spaccio con degli Svizzeri.

Parliamo un po’, del più e del meno. Del freddo in Italia, e del sole a Marsiglia. Della birra, del Marsiglia in coppa Uefa, e dei francesi che anche quest’anno non vinceranno il Tour de France.

 

Mi annoio. Anche Gaël è lì che si annoia. Eugène ha preso la sua birra e parla nell’orecchio di Thomas. Il rumore è assordante. Non se ne potrebbe fare a meno, vista la serata. In più il locale è piccolo, e soprattutto pieno di gente. Si è riempito. In un nanosecondo. La ressa è in pista. Parte la versione francese di Rock & Roll Robot. Gaël si scatena. Io la seguo. Con calma. Scendendo giù le scale, accendendomi una sigaretta. Rimanendo lì, a sorseggiare la mia birra corsa ed a guardare la donna del mio migliore amico, ballare, leggiadra, giovane negli occhi, nonostante le rughe sul suo viso ed i suoi quarant’anni.

Mi lascio sedurre da questa serata, dai suoni a me tanto cari. Passano in sequenza i Cure, i Police con Don’t Stand So Close to Me, Joe Strummer e la sua Rock the Kasbah. Ah, dirlo ora, Rock the Kasbah. A Marsiglia. La Algeri del continente europeo.

Sale tutto su per il naso e dentro agli occhi, come il profumo della ragazza che mi sta affianco. Forte, un odore non troppo femminile, abbastanza secco, e soprattutto poco dolce. È a pochi centimetri da me; di distanza, ma non di altezza. Non è una stanga, e il gradino inferiore rispetto al mio la rende di altri 15 centimetri irraggiungibile. Sembra carina, capelli lunghi, mossi, scuri. Scambiamo per caso lo sguardo. Deve essere d’origine araba, sembrerebbe, anche se la carnagione particolarmente chiara lascia qualche dubbio. Occhi truccati, tutta vestita di nero.

Iniziamo a parlare, e il tempo passa. Senza quasi lasciar passar tempo, rimango con una bottiglia di Colomba in mano. Mi assento pochi secondi dalla mia interlocutrice, per prendere la bottiglia al bancone poco distante, e torno a parlare. Lì. Appoggiati al muro da cui partono le scale.

Abbiamo cambiato posizione. Io sul gradino più basso, lei su quello più alto. Così che ci si possa guardare negli occhi. E già non ci sono più. Sarà l’alcol in corpo, o il profumo del suo corpo, ma mi sento già innamorato.

La conversazione scorre liscia. Così come l’alcol nelle mie vene e la nicotina in alveoli e polmoni. Fa per avvicinarsi, come a dirmi qualcosa. “è mezzanotte, buon anno!” Mi sembra di vedere Eugène e Thomas scendere le scale. Ma non ci sono più. Il mio sguardo è solo per Emma. Si avvicina al mio orecchio, ancora di più. Mi sporgo in avanti. Sento la sua mano che sta per cingermi il busto. E non ci sono più. Un lampo. Un suono sordo e cado a terra. In poco meno di un secondo la vista mi si annebbia. Vedo sempre meno. Gli occhi mi si chiudono. Non vedo più. Non ci sono più. Dov’è Gaël, dov’è Thomas, dov’è Eugène, dov’è Emma?

 

Apro gli occhi. Mi sveglio di colpo. Sudato fradicio. C’è la neve fuori dal finestrino, di nuovo. Ed il treno è fermo. Fa caldo. E Emma è davanti a me. Bella come il sole, come Marsiglia che abbiamo lasciato da quasi un giorno. Siamo di nuovo nell’anno nuovo, abbiamo passato la mezzanotte del 2006 da poco più di 24 ore. Emma è qui, al mio fianco. Da più di un anno adesso. Chissà con che diritto, chissà per quanto tempo ancora.

postato da: diarioinbrodo alle ore 15:19 | Permalink | commenti (7)
categoria:racconti, auguri
mercoledì, 02 novembre 2005

:: novità ::

come potete vedere, diario in brodo ha un nuovo template.
ci si è rifatti il trucco. spero possa piacere.
sinceramente non è ancora come lo vorrei, ma lo preferisco a quello precedente che a distanza di due mesi o poco più o poco meno, mi aveva già stufato.

è benvenuto chi vuole apportare consigli, mentre chi mi spiega - magari via mail - come si fa a fare:
- mettere in calce al post la data a sinistra
- lasciare il categorie in basso, invece, a destra

postato da: diarioinbrodo alle ore 11:30 | Permalink | commenti (5)
categoria:auguri, autoriverenze
mercoledì, 02 novembre 2005

:: del bisogno d'essere capito ::

ieri pomeriggio ho incontrato insieme a dead bad boyeìo e la sua polly. era un po' che non ci vedevamo ed è stato piacevole passare un'oretta insieme per un caffè. come normale che avvenisse, ci siamo messi a parlare con gli altri del nuovo gioco di eìo, e di blog, ovviamente.

quando siamo giunti a parlare del mio blog, questo blog, sono arrivate - per me - le cose più interessanti:
- eìo e dad bad boy, hanno definito i miei post come in acido,
- polly, mi ha suggerito di rileggere quello che scrivo...

e stamattina, con l'ultimo commento postato da Anonimo, qui, ho capito che tengo un problema.
tengo il problema di :
-
dare per scontato le cose quando parlo, e di conseguenza anche quando scrivo
-
di ricordarmi di terminare una frase, quando inizio ad inserire nella stessa una serie di incisi uno dentro l'altro,
-
e poi, forse, non per piangermi addosso, avrei bisogno di essere capito di più... soprattutto da me stesso!

eìo in questo post qui sosteneva come il mio problema fosse l'afasìa. ora, dopo più ore di lettino e di analisi, ho capito che la mia malattia è appena appena diversa, forse, dall'afasìa.
anche se non conosco il nome scientifico o clinico per definirla. 
non è un problema di ìo blogger ed ìo semplice che non si parlano; inizio un discorso e non lo chiudo, mai! non è che tengo i due lobi del cervello non comunicanti?! 

grosso problema, chiedo aiuti (e qui invece voglio proprio chiudere il post)!

postato da: diarioinbrodo alle ore 09:40 | Permalink | commenti
categoria:auguri, vita da blogger, punch
venerdì, 28 ottobre 2005
incredibile, ma vero...

ho appena scritto il post su rockpolitik, schiaccio il tasto per la pubblicazione del post...e cosa ti vedo...

shinystat
P. viste totale: 1000

fico... le mie prime 1.000 pagine viste....
mi faccio gli auguri da solo...
postato da: diarioinbrodo alle ore 15:28 | Permalink | commenti (4)
categoria:auguri, autoriverenze