mercoledì, 25 ottobre 2006
a 10 anni di distanza: sempre e ancora enzo catania, detto il turbominchia

in realtà avrei dovuto scrivere il post ieri, perchè in realtà accadde oggi doveva essere accadde ieri: il 24 ottobre 1996 usciva nelle edicole l'ultimo numero del giornale satirico CUORE, rivista settimanale fondata qualche anno prima da Michele Serra.
una rivista che per la mia generazione è stato l'inizio della fine. la resistenza umana ad oltranza.

come in tutti i periodi storici c'erano le fazioni, chi aveva roberto baggio-mancini, chi rivera-mazzola, chi coppi-bartali, chi, come me, comix/smemoranda vs cuore.

Non ne ho mai colto fino in fondo i motivi di quella scelta. e dire che comix a cui partecipavano un po' tutto quel gruppo che si era creato con l'idea della "smemo". forse un'idea di socialismo tascabile, come direbbe qualcuno, che in quell'epoca nasceva o si era sviluppata in me, durante il liceo e che tuttavia, non riusciva a trovare (e non trovò neanche successivamente) una completa realizzazione nel pensiero della sinistra giovanile.

peccato che
repubblica non abbia messo on line (o forse io non sono riuscito a trovare un link).

e per chi come me nutre ancora qualche nostalgia per quel periodo...

alcuni titoli celebri: UN GRANDE PARTITO! Occhetto:"siamo d'accordo su tutto basta che non si parli di politica", oppure COME PAPA LUCIANI Vogliono avvelenare Cossiga: un comico al potere fa paura

e poi la classifica delle cose per cui vale la pena vivere, la top 5 delle top 5: la fine di Craxi, la figa, l'amore, toccare le tette e dulcis in fundo enzo catania detto turbominchia

ENZO CATANIA DOVE SEIIIIIIII ?!?!?!?!?!?
domenica, 15 ottobre 2006
2 post in un giorno, cose d'altri tempi

chi mi conosce bene, sa anche che non amo molto le ricorrenze. il mio rapporto con le date è alquanto conflittuale. tranne con quella del mio compleanno.
ma oggi è una giornata un po' speciale.

...è difficile spiegare cosa sia successo, un po' di tempo fa... a noi piace ricordarlo così...

peanuts-08aug22-1960immagini estratte da www.snoopy.com

peanuts-08aug23-1960
postato da: diarioinbrodo alle ore 18:50 | Permalink | commenti
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domenica, 15 ottobre 2006
:: il falò delle vanità ::

torno a scrivere e vorrei scrivere tanto, visto che manco da questo hyper-luogo da più di un mese. vorrei parlare dei viaggi fatti, delle persone incontrate, delle città viste.

avrei affrontato volentieri argomenti di attuale impegno sociale, che mi hanno toccato da vicino in quest'ultimo mese, specie da un punto di vista lavorativo.

avrei voluto parlare di gente abbandonata, di gente ritrovata. di persone, di facce, visi. contraddistinti.

invece mi ritrovo a parlare di me, ancora di me, e sempre di me.

scritto circa 2 settimane fa.

A volte vivere fa più paura di morire. È una frase che ho sentito dire a volte e che è entrata a far parte di un pensiero alquanto stereotipato, ma, a quanto pare, anche del mio.
ho riflettuto molto ultimamente sul perché e sul per come a volte pensieri piacevoli vengono ricondotti a dimensioni che fanno presagire fenomeni avversi. Condizioni di sofferenza, di abbandono a cui è difficile far fronte.

Se uno si sofferma a gioire di quello ha, rischia di perderlo. È difficile poter approfittare di ciò che si vive a pieno: si rischia di essere colti dall’assillo di poterlo perdere, la paura che possa usurarsi o spegnersi.
Occorrerebbe vivere come i saggi, o centellinare le proprie emozioni per non soffrire. non mi è stato insegnato a farlo, nè tanto meno ho intenzione di imparare ora.
esiste poi chi, comportandosi così, smette di vivere perché si sofferma a ragionare sulla propria condizione e non pensa ad altro, come è capitato a me (una delle ragioni del mio "auto-allontanamento" da questo luogo.

Ha più senso allora soffermarsi a pensare a ciò che si sta vivendo, con la coscienza di non poter tenere in conto tutte le possibili e molteplici sfumature che un’azione può arrecare alla natura umana, e con la convinzione che il fardello sia troppo grande da sostenere, oppure vivere, vivere, vivere, e finire con il farlo quasi “meccanicamente”, eseguire le azioni ed i comportamenti ai quali per una ragione o per l’altra siamo “obbligati” a dover tenere per non pensare troppo e non farci cogliere dall’assillo di non aver vissuto?
Forse sono stato un po' involuto, come mio solito, nell'esprimere questo pensiero; forse è una domanda che se fosse un ventenne a porsela, troverebbe maggiore “compassione”, mentre se posta da un trentenne, che per questo tipo di domande (almeno mi pongo io il problema) dovrebbe aver già trovato una qualche soluzione, lascia un po' tutti basiti.

o forse "non c'è veramente una risposta ad una domanda del genere." potrebbe dirmi qualcuno... mavaffxxxx...

dedicato a cesare

intanto ne approfitto per promuovere una neo-blogger, che ritengo possa avere qualcosa da dire. lei (per lei: "visto che ti ho messa anche tra i link?!!"). è in gamba, ha solo un problema: è professoressa!
postato da: diarioinbrodo alle ore 17:54 | Permalink | commenti
categoria:vita da blogger, amici bloggers, argomento pesante