Forse perché sabato con qualche amico, “abbiamo” sposato lei con lui
Forse perché lui è arrivato fino a qui, e non è che succede tanto spesso
Forse perché lucy in questi giorni si indaga su quello che vuole fare una volta tornata da Berlino, e a me sale tanto la nostalgia (e forse anche un po’ l’invidia) di quando ero io al suo posto
Forse perché l’arrivo di nuova vita sul mondo, vedi la sua (greta), in questo periodo, genera uno strano effetto (e non ho ancora avvertito però, neanche vagamente, alcun senso o necessità di paternità), un senso vago di tenerezza, e di accoglienza.
…ma sta di fatto che è un periodo che tutti questi pensieri che mi frullano in testa, ho la sensazione che siano lì apposta a dirmi qualche cosa, e neanche tanto sopra o sotto le righe; anzi, in maniera piuttosto esplicita… “sei grande, anche se ti chiami o ti fai ancora chiamare Giovane. È ora di crescere, è ora che inizi a vivere come un adulto”.
Me l’ha detto anche l’altro giorno Lulù, la quale sostiene che sia ora di cambiare questo nick-name un po’ peterpanesko, di chi vuole fare il giovane bohemiène a tutti i costi. E dire che io i Ggiovani, e tanto più Bohèmiens, non li ho mai digeriti…
La batosta più grande l’ho accusata sabato quando si sono sposati la Smalfa e CanePazzo. I primi amici più stretti a compiere il “grande salto”. Un po’ per questo, magari, un po’ perché domenica mattina, dopo una sfrenata serata passata a ballare dalle dieci all’una e mezza di notte senza interruzione, sono rimasto incriccato di collo e schiena, e solo oggi (che è giovedì) inizio a sciogliermi un po’.
E dire che fino a 5, 6 anni fa ero un drago che non si scalfiva neanche un po’ dopo una serata passata a ballare sui ritmi di prodigy, chemical brothers o underworld, o i più "rudi e rockettari" faith no more.
Il collo piegato, che non riesce a sollevarsi, è l’immagine perfetta di chi oramai dovrebbe avere l’umiltà di chinare per una volta il capo, capire, che, certe cose, forse, è meglio smettere di farle, non perché sia sbagliato o cattivo, ma solo perché non si ha più l’età, forse, e il fisico, soprattutto, per farle ;-) … e cambiare, magari mettendosi a fare cose nuove, aprirsi alle novità…
Così dal più totale menefreghismo, vivo ora con l’ansia sul collo che tutto quello che faccio non abbia un senso, che sia sempre in ritardo, che panichi perché non riuscirò mai a raggiungere una stabilità, almeno emotiva, che mi permetta di vivere bene con me stesso.
Sul lavoro, a casa quando non lavoro, quando non trovo gli amici per uscire, perché loro hanno la propria casa e devono pensare a pulire, a stirare, a ordinare.
CanePazzo, l’altra sera mi dice… “noi non siamo come te che al rientro da lavoro abbiamo tutto pronto”… e me lo fa pesare, come se fosse un privilegio di cui io sto realmente godendo.
In realtà io ne usufruisco, ma non si può dire che ne godo… magari potessi essere al suo posto, e io lo posso dire. Ché io ci ho già vissuto per fatti miei, l’ultima volta un paio di mesi fa, io so cosa vuol dire doversi preparare tutto, dover fare le pulizie o le lavatrici durante il week-end… io lo so… anche io, nella mia età, non invecchio, ma cresco!
Ma l’unica cosa che posso fare, per sfogarmi, è trovare quel po’ di tempo che mi serve per scrivere queste righe, e condividerlo con quelle 4 anime che ancora bazzicano da queste parti di tanto in tanto…
E così scrivo, scrivo come quando avevo 16 o 17 anni. Scrivo in modo diverso, ma ancora scrivo. Allora scrivevo poesie, dedicate solitamente a chi mi rilasciava un sonoro due di picche; ora scrivo in prosa per me stesso. A questo punto sono curioso di vedere, sulla soglia dei 40 anni se scriverò ancora e con quale metodo stilistico.
Finirò con il teorizzare la scrittura, come fece Cage con la musica, spargendo la casa di pagine bianche, per lasciare al lettore la scelta di leggere nel foglio ciò che più gradisce... o tornerò alle origini componendo ditirambi giambici (e non chiedetemi se esistono; presi singolarmente, ditirambi e giambi, sono due forme metriche che esistevano nella lingua classica, greca mi pare)...o ancora finirò col seguire il movimento di un pastello a cera, tenuto da una mano un po’ più piccina e paffuta della mia. Fosse così, allora potrei dire che vorrei non crescere mai.
categoria:vita da blogger, delirio







non tutte le ciambelle riescono con il buco...